La storia di Reda - Faenza
Qualche Informazione su Reda di Faenza (Ravenna) |
Reda |
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Comune: |
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| Coordinate: | 44°18′N - 11°58′E 44.30194, 11.96917 |
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| Altitudine: | 21 m s.l.m. | ||||
| Abitanti: | 1.400 circa | 2008 | |||
| Nome abitanti: | Redesi | ||||
| Santo patrono: | San Martino di Tours | ||||
| Pref. telefono: | 0546 | CAP: | 48018 | ||
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Reda (Faenza)
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Reda e' una frazione del comune di Faenza, situata 10 km ad est del capoluogo, sede del quartiere omonimo. Gli abitanti sono circa 1400.
Indice |
La parrocchia di S. Martino in Reda si trova nella pianura romagnola a meta'; tra il fiume Montone, il fiume di Forli', e il Lamone, il fiume di Faenza, nel punto in cui questi due fiumi sono più vicini tra loro nel percorso verso il mare. Il fiume Montone costituisce in questo punto anche il confine tra le province di Forli' e Ravenna. Dal fiume Lamone la separa la piccola parrocchia di Saldino che si trova proprio lungo l'argine.
L'etimologia del nome Reda non e' chiara e sono state proposte alcune ipotesi.
Negli Statuti antichi di Faenza, gli abitanti delle terre di Silva Fantina (l'antica Reda) erano chiamati heretates, forse perché abitavano terre ereditate dal comune. Mons. Giuseppe Rossini ha osservato che da heretates, caduta la prima sillaba he e la finale tes, potrebbe essere derivato Reda.
Si potrebbe anche supporre che Reda sia derivato dalla voce latina Retae, che erano alberi i quali sorgevano sulle rive dei fiumi.
Una tradizione locale vorrebbe che Reda sia derivata dal nome Rheda-ae, che significava presso i Romani "carretta" o "carrozza", cioe' un veicolo di quattro ruote, sul quale, secondo il codice Teodosiano, si potevano caricare soltanto mille libbre, cioe' circa 327 chilogrammi. Nel 1080 una battaglia si combatté tra Faentini e Ravennati, al disopra di Russi, al disotto di Albereto e Prada. Il capo dei faentini, detto Conte di Vitry, ordino' che tutta la popolazione di Faenza, fanciulli, fanciulle, vecchi, seguissero l'esercito e si accampassero con le tende a due miglia dietro l'esercito. Questa popolazione su carri e carrette si fermo' nella zona che oggi si chiama Reda. Quando gli sfollati ritornarono a Faenza avrebbero lasciato delle carrette (rhetae) nella localita'; dove si erano acquartierati.
I primi a colonizzare questa zona in modo sistematico furono certamente i Romani che, oltre a costruire la Via Emilia, fecero la centuriazione dividendo il terreno in appezzamenti quadrati risultanti di cento parcelle di due iugeri l'una, con un lato di circa 714 metri. Nel territorio della parrocchia di Reda non sono più chiaramente visibili quadrati del reticolato romano, perché le alluvioni dei fiumi Lamone, del Rio Cosina e del Montone hanno rimodellato nei secoli il territorio.
La colonizzazione inizio' nel 193 a.C., dopo che i Romani ebbero sconfitto i Galli. Per fare questo, certamente furono in parte abbattute le selve che si trovavano nella zona tra i fiumi Lamone e il torrente Cosina. Nel territorio di Reda non sono stati trovati né reperti risalenti all'epoca Romana, né ad epoche anteriori o preistoriche, cosa che invece e' accaduta nelle vicine parrocchie di Basiago e Pieve Corleto, dove scavi eseguiti negli anni Sessanta hanno messo in luce reperti che probabilmente risalgono a 2-3000 anni prima di Cristo.
In epoca medievale la zona era tornata ad essere prevalentemente boscosa, come si puo' riscontrare anche nella toponomastica della vicina parrocchia di Albereto. Negli antichi statuti della citta'; di Faenza la zona e' chiamata Silva Fantina, cioe' "Selva di Faenza". I lavori di messa a coltura della zona portarono progressivamente alla distruzione dei boschi. Per ricordare questo aspetto del territorio e' stato dato il nome di “Via Selva Fantina” ad una delle strade.
Le prime notizie storiche di Reda si trovano nelle carte portuensi di Ravenna del 1153. Nel 1217 i faentini decisero di fortificare varie localita'; tra cui Reda, nel contesto della rivalita'; tra Faenza e Forli'. I Forlivesi decisero, tra il 1200 e il 1215, di spostare il corso del fiume Montone nel letto del torrente Cosina; pero' non costruirono argini ne' approfondirono il letto del Cosina, che era un piccolo torrente, e quindi incapace di trattenere la quantita'; di acque provenienti dal bacino del Montone. Fu per questa ragione che le acque esondarono nelle campagne e devastarono una estensione di dieci miglia, rovinando case coloniche, ville e chiese, fra cui certamente quella di Reda per una durata di sette anni. Questo aggravo' la rivalita'; tra Faenza e Forli'. I faentini decisero di porre rimedio alla situazione creando una rete di scolo, che partendo in prossimita'; dell'argine destro del Lamone portava le acque ad uno scolo principale chiamato Via Cupa (dialetto ve'ia Cuva).
Antichi documenti testimoniano come il comune di Faenza ricostrui' la chiesa di Reda nel 1337; e' quindi logico pensare che qualche edificio adibito al culto esistesse gia'; prima. Lo stesso comune dono' un fondo di quaranta tornature, denominato Capanno, come prebenda. Si trova poi negli Statuti di Faenza che Gian Galeazzo Manfredi promulgo' nel 1414 un ordine di riparare la chiesa della "Selva Fantina", cioe' di Reda.
Da un documento redatto dal cardinale Anglico risulta che nel 1371 vi erano a Reda 62 famiglie, con una popolazione totale di circa 370 persone. Nel 1438 le popolazioni di Reda e Albereto elessero Sindaco delle due “Scole” un certo Tonio di Renzo: questo potrebbe significare che le due parrocchie erano unite.
Tra il XVII e il XVIII secolo la popolazione si mantenne attorno alle 600 persone.
Sotto il dominio napoleonico esteso anche alla Romagna, Faenza divenne sede di distretto e comune di I classe, e Reda fu eretta comune di terza classe comprendente le parrocchie di Corleto, Saldino, la parte di Cesato a destra del Lamone, e Prada. Il comune di Reda venne sciolto nel 1808 e il territorio passo' sotto il comune di Russi. Nel 1816 pero' Reda torno' nel comune di Faenza, e furono stabiliti con Russi dei confini che sono ancora quelli odierni.
Reda e' stata teatro di una scorribanda del famoso bandito detto "Passatore". Fra luglio e agosto dell'estate del 1850 con la sua banda di ladri entro' nella canonica di Reda, retta allora dal parroco don Francesco Camerini, e gli rubo' tutti i denari. Si reco' poi nella casa del contadino detto "Fornace" (oggi famiglia Pasi, detti ancora i Furne'sa) e fece altrettanto. Nella stessa occasione aggredi' tutti quelli che passavano per la strada a piedi o coi biroccini, e li spoglio' del denaro.
L'attivita'; prevalente e' quella agricola, in particolare frutticola.
A Reda nel 1917 si costitui' una Cooperativa Agricola allo scopo di acquistare una trebbiatrice per il grano, perché una sola macchina non era sufficiente per tutti i coloni. La stessa Cooperativa negli anni 1918 e 1919 acquisto' una trebbiatrice per i semi piccoli, ossia erba medica e trifoglio, e una sgranatrice per il granturco.
